Fondo garanzia tfr - interviene solo per rapporto cessato e per il datore che è tale al momento della domanda

Pubblicato il: 04/09/2018 - 14:26

Un lavoratore chiede l’intervento dell’Inps per la quota di TFR e dell’ultima mensilità maturate  presso il precedente datore di lavoro assoggettato a fallimento; il lavoratore nel frattempo era stato trasferito ad altra azienda mediante cessione di ramo aziendale.

La Cassazione accoglie le doglianze di Inps affermando il principio che l'art. 2 della legge n. 297 del 1982 e l'art. 2 del d.lgs. n. 82 del 1990, si riferiscono all'ipotesi in cui sia stato dichiarato insolvente ed ammesso alle procedure concorsuali il datore di lavoro che è tale al momento in cui la domanda di insinuazione al passivo viene proposta ed, inoltre, poiché il t.f.r. diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto, il fatto che (erroneamente) il credito maturato per t.f.r. fino al momento della cessione d'azienda sia stato ammesso allo stato passivo nella procedura fallimentare del datore di lavoro cedente non può vincolare l'Inps, che è estraneo alla procedura e che perciò deve poter contestare il credito per t.f.r. sostenendo che esso non sia ancora esigibile, neppure in parte, e quindi non opera ancora la garanzia dell'art. 2 I. 297/1982.

Cassazione, sentenza n. 19277 del 19 luglio 2018