Licenziamento illegittimo - reintegra o risarcimento - fatto esistente ma non illecito

Pubblicato il: 11/09/2018 - 14:39

La questione verte su frasi offensive verso il datore di lavoro scritte in un gruppo chiuso di Facebook che avevano portato al licenziamento per giusta causa.

Afferma la Corte, che ove la comunicazione con più persone avvenga in un ambito privato, cioè all'interno di una cerchia di persone determinate, non solo vi è un interesse contrario alla divulgazione, anche colposa, dei fatti e delle notizie oggetto di comunicazione, ma si impone l'esigenza di tutela della libertà e segretezza delle comunicazioni stesse; 31. che l'art. 15 della Cost. definisce inviolabili "la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione", dovendosi intendere la segretezza come espressione della più ampia libertà di comunicare liberamente con soggetti predeterminati, e quindi come pretesa che soggetti diversi dai destinatari selezionati dal mittente non prendano illegittimamente conoscenza del contenuto di una comunicazione.

Pertanto i messaggi che circolano attraverso le nuove "forme di comunicazione", ove inoltrati non ad una moltitudine indistinta di persone ma unicamente agli iscritti ad un determinato gruppo, come appunto nelle chat private o chiuse, devono essere considerati alla stregua della corrispondenza privata, chiusa e inviolabile.

Viene pertanto confermata la pronuncia della Corte d’Appello che disponeva l’ilegittimità del licenziamento con obbligo di reintegra.

In merito alla scelta della reintegra la pronuncia si è uniformata alla giurisprudenza diella Cassazione che riconduce al regime sanzionatorio di cui all'art. 18, comma 4, L. n. 300 del 1970, nel testo modificato dalla L. n. 92 del 2012, l'ipotesi in cui il fatto contestato risulti materialmente esistente ma privo del carattere di illiceità, (Cass. n. 13383 del 2017; Cass. n. 18418 del 2016; Cass. n. 20540 del 2015; Cass. n. 20545 del 2015);

Cassazione, sentenza n. 21695 del 10 settembre 2018