Dimissioni rassegnate in un momento di turbamento pisichico – sono revocabilii anche se manca la totale incapacità

Pubblicato il: 22/11/2018 - 11:34

La Cassazione ha accolto la domanda di revoca delle dimissioni di un dipendente comunale rassegnate in un momento di forte alterazione psichica. Il soggetto aveva già avuto delle patologie pisichiche accertate a livello medico ma non era comunque in totale incapacità di intendere e volere.

Afferma la Corte: "ai fini della sussistenza di una situazione di incapacità di intendere e di volere (quale prevista dall'art. 428 cod. civ.) costituente causa di annullamento del negozio, non occorre la totale privazione delle facoltà intellettive e volitive, essendo sufficiente un turbamento psichico tale da impedire la formazione di una volontà cosciente, facendo così venire meno la capacità di autodeterminazione del soggetto e la consapevolezza in ordine all'importanza dell'atto che sta per compiere. Peraltro, laddove si controverta della sussistenza di una simile situazione in riferimento alle dimissioni del lavoratore subordinato il relativo accertamento deve essere particolarmente rigoroso, in quanto le dimissioni, comportano la rinunzia del posto di lavoro – bene protetto dagli artt. 4 e 36 Cost. - sicché occorre accertare che da parte del lavoratore sia stata manifestata in modo univoco l'incondizionata e genuina volontà di porre fine al rapporto stesso".

Cassazione, sentenza n. 30126 del 21 novembre 2018