Comportamento antisindacale ex art. 28 Statuto Lavoratori

Pubblicato il: 01/06/2018 - 23:06

La Cassazione prende in esame la violazione dell'art. 28 Legge 300/70 - repressione della condotta antisindacale del datore di lavoro - puntualizzando tre aspetti.

ASSOCIAZIONI SINDACALI NAZIONALI: per rispettare tale requisito, ciò che rileva è la diffusione ed una effettiva azione del sindacato su tutto o gran parte del territorio nazionale, non essendo indispensabile che l'associazione faccia parte di una confederazione né che sia maggiormente rappresentativa.

ATTUALITA' DELLA CONDOTTA: deve intendersi nel senso che, da un lato, il mero ritardo della proposizione del ricorso non ne determina di per sé l'inammissibilità (come sostenuto dall'azienda in appello) in presenza della permanenza degli effetti lesivi, e, dall'altro, che il solo esaurirsi della singola azione lesiva del datore di lavoro non può precludere l'ordine del giudice di cessazione del comportamento illegittimo ove questo, alla stregua di una valutazione globale non limitata ai singoli episodi, risulti tuttora persistente ed idoneo a produrre effetti durevoli nel tempo, sia per la sua portata intimidatoria, sia per la situazione di incertezza che ne consegue, suscettibile di determinare in qualche misura una restrizione o un ostacolo al libero esercizio dell'attività sindacale

UTILIZZO DI ALTRO PERSONALE IN LUOGO DEGLI SCIOPERANTI: il datore di lavoro che, nell'intento di limitare le conseguenze dannose di uno scipero, disponga la utilizzazione del personale rimasto in servizio mediante l'assegnazione a mansioni inferiori, deve ritenersi legittimo solo ove tali mansioni siano marginali e funzionalmente accessorie e complementari a quelle proprie della posizione dei lavoratori così assegnati, dovendosi ritenere, diversamente, che la condotta del datore di lavoro sia lesiva dell'interesse collettivo del sindacato per aver fatto ricadere sui lavoratori non scioperanti le conseguenze negative dello sciopero attraverso il compimento di atti illegittimi perché posti in essere in violazione dell'art. 2103 cod. civ.

Cassazione, sentenza n. 12551 del 22 maggio 2018